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Neutorya: Riaba’s Journey—Apogeus

Intervista a Enrico Granzotto

Il cortometraggio Neutorya: il Viaggio di Riaba — Apogeus introduce la prima proprietà intellettuale di Humenhoid, ambientata su Neutorya, un’immaginaria isola nordica coinvolta in un conflitto armato durato 45 anni, dove un bambino in fuga inizia il suo viaggio di sopravvivenza affrontando condizioni estreme.

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“Ora ascoltami. Devi andare via. Nasconditi nelle montagne. Tu sai dove. Ricordati, figlio. Da questo momento… Sarai solo.”

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In fuga tra i boschi e la neve, un bambino comincia un viaggio estremo in condizioni ostili scoprendo la vastità del territorio di Neutorya: è soltanto l’inizio della sua sopravvivenza sull’isola.
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Tutto risale al 2017, quando ho immaginato lo scenario di un’isola nordica, Neutorya, coinvolta in un conflitto armato durato 45 anni, con l’idea di creare un intero universo narrativo dove ambientare storie interconnesse a impianto transmediale. Questo video è un primo progetto pilota e ha la funzione di stabilire le coordinate fondamentali e le numerose potenzialità narrative associate alla proprietà intellettuale di Neutorya. L’incontro con Michel Dalle (Grobeshaus) e Luca Minieri (M-Lab) ha permesso di valutare i diversi aspetti tecnici in relazione alle scelte di regia, fotografiche e sonore consentendo all’idea originale di evolvere in un primo cortometraggio definitivo.

“Abbiamo voluto sperimentare: due giorni di lavoro, tre ambienti, due adulti, e un bambino senza nessuna esperienza di recitazione. Il risultato è stato totalmente imprevisto e sorprendentemente positivo.”

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I bambini sono imprevedibili, animati da intelligenza istintiva, curiosità e paura. Mi interessava immaginare il viaggio di sopravvivenza di un bambino per esplorare diverse possibilità emotive e narrative. In questo caso, non sappiamo da dove fugge, chi lo insegue e dove è diretto. Non conosciamo la sua famiglia, il suo paese di origine, ma sappiamo che ha sofferto, che è spaventato e che ha necessità di spostarsi. Ci sono quindi molte domande e molte opportunità per trovare le risposte esplorando la complessità del mondo di Neutorya. Il suo punto di vista è anche connesso a noi, perché questa è la nostra prima esperienza nel mondo finzionale.

Lo vediamo all’inizio, mentre scala una montagna innevata, e poi fermo in un’insenatura, stremato dal freddo, a ripensare all’attraversamento del bosco, alle parole del padre, alla preoccupazione di essere inseguito. Partecipiamo infine alla sua tristezza, quando scopre che l’area geografica intorno a lui è enorme, sconosciuta e pericolosa, e il suo viaggio è appena iniziato. È in questo momento finale che il bambino realizza la desolazione e il dramma che lo aspettano. È l’inizio della sua sfida con l’isola di Neutorya.

“La scelta di un bambino africano è coerente con l’ecosistema di Neutorya. C’è una storia giustificata. Tutto può essere sviluppato ulteriormente in altri progetti.”

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La prima fase ha riguardato la ricerca delle località, selezionate tra i luoghi più adatti alla narrazione del bambino. È stato fondamentale riuscire a diversificare gli ambienti (bosco, neve, montagna) per ricostruire i diversi ambienti durante le prime ore della sua fuga. Tutte le località hanno dovuto rispettare determinati criteri di luce, di distanza geografica, e di praticità: ci siamo dovuti muovere velocemente, considerando gli spostamenti del sole e il limitato tempo a disposizione per valorizzare la luce naturale invernale.
Le temperature rigide (-4/-8°) hanno inoltre reso fisicamente più difficili le operazioni.

Le riprese hanno quindi interessato tre principali luoghi, tutti in Valle d’Aosta: il bosco (Torgnon, Valtournenche), le cime innevate (Vetan, Saint-Pierre) e la grotta (Courtil, Hône). C’era la necessità di connettere il viaggio del bambino in manie- ra coerente, senza differenze geografiche disorientanti. La luce è così servita a stabilire l’intervallo temporale della narrazione, seguendo Riaba nel suo rapporto con l’ambiente. Era importante creare una sensazione di immediatezza, rappresentando un rapido spostamento tra la foresta e la montagna, riuscendo poi a restituire le difficoltà che Riaba dovrà affrontare nell’immenso territorio circostante.

“La prestazione scenica di Audrey Dago, alla prima esperienza recitativa assoluta, è stata incentrata sulla sua libera sperimentazione prendendo decisioni autonome. Corsa, fatica, respirazione, movimenti e sguardi: tutto è risultato convincente e credibile con minime istruzioni di regia.”

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Trattandosi di un primo esperimento progettuale, la nostra intenzione è di espandere il potenziale narrativo dell’avventura del bambino in questo mondo diversificato e pieno di pericoli, facendolo incontrare con altri personaggi.

Attualmente ci stiamo concentrando sulla creazione di un altro cortometraggio pilota, più lungo di durata, con l’idea di ampliare gli scenari in una trama minimalista, ma realistica e coinvolgente, prevedendo diversi elementi immersivi per iniziare a esplorare l’ecosistema dell’isola.

“C’è ancora molto da scoprire e raccontare nei territori ostili di Neutorya. È un universo dinamico e complesso. E il viaggio di sopravvivenza di Riaba è appena iniziato.”

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Neutorya: Riaba’s Journey — Apogeus
(regia di Enrico Granzotto, 1’; Italia, 2020)

Interpreti

  • Audrey Dago — il bambino (Riaba)
  • Tim Plewman — il padre (voce)

Produzione

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Nota legale
Il materiale iconografico, i marchi (registrati o meno) e tutte le informazioni riportate risultanti comunque protette appartengono ai rispettivi proprietari. L’uso interno di materiale protetto risponde esclusivamente a un intento scientifico e culturale.

Contatti
Per informazioni, comunicazioni o proposte di collaborazione scrivere a Enrico Granzotto | e@humenhoid.com | Humenhoid.com | Instagram

Humenhoid è un’unità di ricerca creativa specializzata in intrattenimento immersivo e narrazione transmediale orientata a cinema, serie tv, videogiochi, e promozione.

I progetti di Humenhoid includono:

  • Project Prometheus
    A comprehensive case study on information management and narrative design in the Alien (R. Scott, 1979) and Prometheus (R. Scott, 2012) interconnected franchises; (120 pp, available upon request).

Written by

I’m a creative research unit specialized in immersive entertainment and transmedia storytelling with focus on cinema, tv series, and videogames| humenhoid.com

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